In questi ultimi anni la metodologia del Sei Sigma ha guadagnato una sempre crescente popolarità, in principio presso le aziende statunitensi, dove è nata ed è stata messa a punto, e successivamente presso le aziende di tutto il mondo.
La ragione di tanto clamore nasce dal fatto che l’applicazione in maniera rigorosa di questa metodologia ha portato a un miglioramento considerevole della qualità dei prodotti e dei servizi forniti dalle aziende e, nel contempo, ha consentito alle stesse un notevole risparmio di denaro e una migliore visibilità sui mercati.
Alcune riviste di settore hanno addirittura parlato di “rivoluzione copernicana” della gestione aziendale, per sottolineare l’importante rottura con il passato portata dal Sei Sigma.
Le esperienze di maggior interesse, che sono diventate un riferimento importante per gli straordinari risultati raggiunti, sono quelle sviluppate in Motorola, Bank of America, General Electric, Toyota e molte altre importanti compagnie di tutto il mondo.
La relativa facilità di implementazione di questa metodologia in azienda, la sua assoluta generalità, che ne rende possibile l’applicazione in ambiti diversi (finanza, servizi, marketing, manifatturiero, etc…) e la rapidità con cui si possono ottenere risultati tangibili, sono caratteristiche tipiche del Sei Sigma che ne hanno determinato il successo e reso possibile una rapida diffusione. Il nome “Sei Sigma” è stato utilizzato per la prima volta da Bill Smith a metà degli anni ottanta e indica il livello di qualità che dovrebbe essere garantito da un processo o da un prodotto. Sigma è una lettera dell’alfabeto greco che viene utilizzata in statistica per indicare la deviazione standard di una distribuzione di densità di probabilità, che nel Sei Sigma viene sempre assunta come gaussiana; essa può essere quindi vista come una misura della variabilità di un fenomeno attorno ad un valore medio di riferimento. Il numero di sigma (“sei” per il Sei Sigma) indica, in termini probabilistici, il livello di qualità minimo richiesto, che può essere anche espresso come DPMO (Defects Per Million of Opportunities), ovvero come numero di non conformità che possono essere tollerate per ogni milione di eventi (nel caso del Sei Sigma sono appena 3.4!).
L’obiettivo principale del Sei Sigma è quello di eliminare i difetti, gli scarti e, in generale, le non conformità, misurando e riducendo le variazioni attorno ai valori nominali, che rappresentano la situazione ottimale alla quale il processo deve tendere. Per raggiungere questo obiettivo, la variabilità del processo deve essere misurata e controllata, in modo tale da garantire sempre il livello di qualità richiesto.
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Rappresentazione grafica dei requisiti del cliente (LSL e USL, Lower e Upper Specification Limits rispettivamente) per una grandezza presa in esame. Il processo rosso non è in grado di soddisfare i requisiti imposti dal sei sigma (esiste una probabilità maggiore di 3.4 DPMO) mentre il processo verde risponde allo standard di qualità richiesto.
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Il soddisfacimento delle richieste del cliente, l’uso appropriato di analisi statistiche dei dati e una continua e sistematica formazione del personale nell’azienda sono i requisiti fondamentali per la riuscita di un progetto Sei Sigma.
Il Sei Sigma non deve essere confuso quindi con una mera applicazione di complicati strumenti statistici riservata a pochi eletti, ma piuttosto come una metodologia ben strutturata che richiede una partecipazione convinta e capillare da parte di tutta l’azienda, guidata dalla misura e dall’analisi di dati, finalizzata al soddisfacimento del cliente.