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Giugno 2013

La gestione della progettazione nelle imprese italiane: risultati dalla ricerca dell’Osservatorio GeCo

gecoLo scorso 16 aprile presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano, si è svolto il convegno di presentazione dei risultati del primo anno di ricerca dell’Osservatorio GeCo - Gestione dei Processi Collaborativi di Progettazione.
GeCo, facente parte della rete Osservatori.net ICT & Management organizzata dalla School of Management Politecnico di Milano, è specificamente focalizzato sullo studio dei processi di progettazione e sviluppo nuovo prodotto nelle imprese italiane. GeCo studia le modalità organizzative, i modelli gestionali, i metodi e le tecniche operative, gli strumenti e le tecnologie ICT (CAD, CAE PDM, VR, ecc.) a supporto delle fasi di progettazione e sviluppo nelle grandi e piccole imprese industriali nazionali.
EnginSoft, da sempre impegnata su questo fronte, è Sponsor dell’Osservatorio e partecipa alle varie attività tramite l’ing Angelo Messina, membro dello Scientific and Industrial Advisory Board di GeCo. Il Prof. Stefano Odorizzi è stato invitato a partecipare alla tavola rotonda che ha concluso i lavori della giornata.

Nel mondo di oggi non basta solo saper fare buoni prodotti ed offrire adeguati servizi, ma occorre farlo meglio, prima degli altri, nel modo e nel momento giusto. Disporre di un efficace ed efficiente processo di sviluppo ed innovazione, tramite cui creare il prodotto giusto, senza errori, velocemente è il vero fattore competitivo di questo periodo storico, necessario per tutte le imprese, in particolare per quelle del nostro Paese. Come rendere più efficace il processo di sviluppo, aumentando la capacità di innovare, e allo stesso tempo più efficiente, riducendo costi e tempi? Per dare una risposta a questa domanda, non nuova nell’ingegneria industriale, a Marzo 2012 è stato avviato il primo osservatorio nazionale specificatamente interessato a studiare come le imprese gestiscono le proprie fasi di progettazione: l’Osservatorio GeCo (Gestione dei Processi Collaborativi di Progettazione, www.osservatorio-geco.it).

L’Osservatorio riunisce ricercatori di diversi atenei ed è finanziariamente supportato da player del settore, tra cui EnginSoft. L’obiettivo principale di GeCo è quello di comprendere quali siano le buone pratiche adoperate dalle imprese nazionali per migliorare i propri processi di progettazione. La ricerca di GeCo ha natura esplorativa, senza valenza statistica, e si rivolge a casi di studio selezionati. In un anno, sono state contattate oltre 24.000 imprese e circa 450 hanno dato una prima adesione; di queste, 103 sono state intervistate ed analizzate in tutta Italia. La ricerca è stata condotta secondo un questionario di 45 domande, costruito su un modello di valutazione che identifica le pratiche di progettazione e le posiziona in maturità crescente, organizzandole in 3 parti: (i) Organizzazione, (ii) Processo e (iii) Gestione della conoscenza.
Il campione è composto da 44 Piccole e Medie Imprese (PMI) e 59 grandi imprese, provenienti da 20 settori industriali, raggruppati in 4 macro-settori: Meccanica, Componentistica ed Impiantistica (44), Elettrica ed Elettrodomestici (27), Elettronica e Telecomunicazioni (18), Altri settori (Chimica, Alimentare, Tessile e Moda, 14). Oltre il 60% opera per mercati Business2Business, lavorando – in oltre l’80% – a commessa. Circa il 90% opera sui mercati internazionali per una quota rilevante del proprio fatturato. Il mercato nazionale ha dimensioni rilevanti per circa il 40%. Questi numeri danno l’idea di un campione composto da imprese importanti, che stanno giocando la propria competitività ad ampia scala, spesso assestandosi in posizioni di leadership in nicchie specifiche.

I dati fotografano realtà con un buon livello organizzativo. All’interno delle aziende, i progettisti assumono un’elevata importanza e la collaborazione tra di essi implica il raggiungimento di determinati livelli di qualità all’interno dell’ambiente di lavoro. Oltre l’80% basa il proprio modello organizzativo su un approccio Concurrent Engineering, promuovendo il lavoro per team interfunzionali e coinvolgendo attori con competenze diverse nelle fasi di sviluppo. Poco più del 50% concentra le proprie attività di progettazione in un unico plesso, il restante presenta dei livelli di distribuzione delle fasi di ingegneria (di cui il 30% su scala globale).

Il campione mostra una discreta maturità nell’esecuzione del processo di sviluppo, l’80% monitora le prestazioni dei propri processi, mentre il 70% punta a un miglioramento continuo. Le aziende sono consapevoli di come un’adeguata gestione del processo di sviluppo sia cruciale, anche se non paiono aver conoscenza di metodi standard, mostrando una notevole distanza tra la realtà e la teoria: ad esempio, poche aziende conoscono il Quality Function Deployment o la Value Analysis, creati negli anni ‘50 per dare un metodo alle prime fasi dello sviluppo.

La terza dimensione riguarda la gestione della conoscenza. Le fasi di ricerca e sviluppo elaborano e riutilizzano di continuo dati, modelli, informazioni, progetti. Le aziende sono consapevoli del fatto che conservare e proteggere il proprio know-how sia fondamentale per mantenere un vantaggio competitivo, ma non sempre implementano azioni coerenti. Il modello di analisi adoperato distingue tra informatizzazione (strumenti di modellazione CAD, di simulazione CAE e sistemi PLM) e formalizzazione (strutturazione della conoscenza, da implicita ad esplicita). Ciò che colpisce a primo colpo d’occhio, è come quest’area sia quella mediamente a minor maturità, con prestazioni inferiori rispetto alle altre, anche se vi è una differenza tra informatizzazione e formalizzazione. Dal lato degli strumenti di prototipazione virtuale, oltre il 70% del campione ha un modellatore CAD 3D, mentre tutte le aziende mantengono anche un CAD 2D. Gli strumenti di simulazione (es. CAE, CFD, FEM, ecc.) sono usati in meno del 50% dei casi. Sistemi più avanzati, di realtà virtuale e simulazione sono usati in meno del 20% dei casi. Poco meno del 70% ha una piattaforma di collaborazione, del tipo PDM / PLM. A livello di formalizzazione, il 50% della conoscenza è residente intrinsecamente nelle persone e nella loro cooperazione: il mezzo più usato per scambiare informazioni è lo scambio verbale, seguito da forme semi-strutturate di storicizzazione (es. le cartelle di rete).
Le principali criticità segnalate offrono alcuni spunti di riflessione. Al primo posto, i tecnici intervistati lamentano un elevato carico di lavoro, spesso conseguente a rilavorazioni di diverso tipo, cosa che normalmente comporta lo sforamento dei budget di tempo e di costo. Seguono problemi informativi e informatici. Per risolvere questi problemi, diverse aziende stanno pianificando dei progetti di miglioramento. In primis, si prevedono interventi procedurali, volti a migliorare l’organizzazione e la gestione del processo. Seguono gli interventi volti a introdurre metodi standard, con il conseguente training. Vi è quindi l’interesse verso progetti PLM per migliorare lo scambio informativo, oltre che a introdurre migliori soluzioni di prototipazione. All’ultimo posto, ma di qualche importanza, vi sono anche progetti che prevedono l’esternalizzazione di alcune fasi di progettazione.

Le imprese analizzate non sono delle “ultime arrivate”, ma sono tutte aziende che giocano la competizione odierna al meglio che possono, spesso ponendosi in condizioni di leader, almeno in alcune nicchie. L’analisi ha indagato i processi di progettazione e ha trovato un mondo variegato, composto da molteplici soluzioni, anche se con alcuni fattori comuni. Prima di tutto, l’elevata attenzione delle imprese alla concurrency dei processi, da intendersi sia come parallelizzazione delle attività, che come collaborazione intra-funzionale (e spesso intra-aziendale). Segue – anche se a un livello inferiore – la predisposizione per metodi standard di lavoro, tramite cui linearizzare i processi di sviluppo. Infine, anche il ricorso agli strumenti informatici, sia per le attività di modellazione che di scambio dati, risulta consistente e di rilevante impatto. In tutto questo, il ruolo dell’uomo rimane estremamente elevato: la vera conoscenza aziendale è nella testa delle persone. Sono i tecnici che generano le idee e le mettono in pratica, tante volte con metodo e con costanza. Sono però gli stessi tecnici umani che provano i problemi più gravi, sentendosi spesso sovraccarichi e lamentando mancanza di formazione e informazione.

Curiosamente, tutto ciò accade indipendentemente dal settore industriale. Se non per minime deviazioni, non esistono settori davvero più avanzati di altri. Anche la dimensione aziendale non ha un particolare impatto sulle variabili: solo l’informatizzazione risulta mediamente inferiore nelle PMI rispetto alle grandi imprese, come ci si poteva in parte attendere visti i minori budget ICT. Il resto delle aree mostra PMI di maturità mediamente rapportabile alle grandi imprese, attori di una competizione globale, che quanto mai rispetto al passato si gioca sulla capacità di generare innovazione e di metterla in pratica in tempi rapidi, cioè di progettare in modo più efficiente e più efficace.

Sergio Terzi
Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Ingegneria
Direttore del Comitato di Direzione dell’Osservatorio GeCo
sergio.terzi@unibg.it


Per ulteriori informazioni:
Angelo Messina, EnginSoft
info@enginsoft.it


 

 

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